

I SENTIERI
I SENTIERI
DI PIETRA
DI PIETRA
Il paesaggio e i suoi cammini
La natura che circonda Villa Faraldi è parte integrante dell’identità del paese. Tra colline, uliveti e boschi mediterranei si sviluppa una rete di sentieri e percorsi che, da secoli, collegano borghi, campagne e crinali panoramici. Antiche mulattiere, un tempo percorse da contadini, pastori e commercianti, oggi invitano a un’esplorazione lenta e consapevole del territorio.
I cammini attraversano paesaggi autentici, offrendo scorci sulla Valle Steria e in alcuni tratti aperture verso il mare. I percorsi sono adatti a diversi livelli di esperienza e permettono di immergersi in un ambiente silenzioso e ricco di biodiversità, dove natura e storia convivono in equilibrio. Camminare a Villa Faraldi significa riscoprire il valore del tempo, del paesaggio e del rapporto profondo tra l’uomo e la terra.
Il paesaggio e i suoi cammini
La natura che circonda Villa Faraldi è parte integrante dell’identità del paese. Tra colline, uliveti e boschi mediterranei si sviluppa una rete di sentieri e percorsi che, da secoli, collegano borghi, campagne e crinali panoramici. Antiche mulattiere, un tempo percorse da contadini, pastori e commercianti, oggi invitano a un’esplorazione lenta e consapevole del territorio.
I cammini attraversano paesaggi autentici, offrendo scorci sulla Valle Steria e in alcuni tratti aperture verso il mare. I percorsi sono adatti a diversi livelli di esperienza e permettono di immergersi in un ambiente silenzioso e ricco di biodiversità, dove natura e storia convivono in equilibrio. Camminare a Villa Faraldi significa riscoprire il valore del tempo, del paesaggio e del rapporto profondo tra l’uomo e la terra.
A
Anello dei laghetti

Deglio Faraldi

3 km

180 m

F

01:15
Da Deglio Faraldi inizia una bella camminata ad anello che si immerge in tutta la bellezza naturalistica della Valle Steria. Interessante la visita alla Chiesa di San Bernardo, edificio settecentesco costruito sulle fondamenta medievali dell'antica parrocchia, che ha avuto nel corso delle epoche un ruolo estremamente importante nella ripartizione delle acque, bene molto prezioso per il funzionamento dei frantoi e per l'agricoltura. Dal borgo, si prende il sentiero che conduce al Torrente Cervo, utilizzato per secoli come fonte di energia per il funzionamento dei mulini e dei gumbi (frantoi); oggi, i suoi laghetti offrono frescura ai turisti e ai visitatori nelle calde giornate estive. Il primo di questi è il laghetto del Mulino dove un tempo si affacciavano diversi mulini ad acqua, convertiti nel 700 e nell'800 in frantoi più redditizi. Costeggiato per un breve tratto il corso d'acqua, si prosegue in falso piano fino ad incrociare un affluente del torrente Cervo, il Rio Ausebecco. L'itinerario prosegue in discesa fino alla località Pian Doddo dove si attraversa il torrente Steria, per giungere al suggestivo laghetto del Serpente. La camminata continua percorrendo la mulattiera che porta fino alla strada provinciale e, una volta su questa, l'anello si conclude a Deglio Faraldi.

A
Anello dei laghetti

Deglio Faraldi

3 km

180 m

F

01:15
Da Deglio Faraldi inizia una bella camminata ad anello che si immerge in tutta la bellezza naturalistica della Valle Steria. Interessante la visita alla Chiesa di San Bernardo, edificio settecentesco costruito sulle fondamenta medievali dell'antica parrocchia, che ha avuto nel corso delle epoche un ruolo estremamente importante nella ripartizione delle acque, bene molto prezioso per il funzionamento dei frantoi e per l'agricoltura. Dal borgo, si prende il sentiero che conduce al Torrente Cervo, utilizzato per secoli come fonte di energia per il funzionamento dei mulini e dei gumbi (frantoi); oggi, i suoi laghetti offrono frescura ai turisti e ai visitatori nelle calde giornate estive. Il primo di questi è il laghetto del Mulino dove un tempo si affacciavano diversi mulini ad acqua, convertiti nel 700 e nell'800 in frantoi più redditizi. Costeggiato per un breve tratto il corso d'acqua, si prosegue in falso piano fino ad incrociare un affluente del torrente Cervo, il Rio Ausebecco. L'itinerario prosegue in discesa fino alla località Pian Doddo dove si attraversa il torrente Steria, per giungere al suggestivo laghetto del Serpente. La camminata continua percorrendo la mulattiera che porta fino alla strada provinciale e, una volta su questa, l'anello si conclude a Deglio Faraldi.

A
Anello dei laghetti

Deglio Faraldi

3 km

180 m

F

01:15
Da Deglio Faraldi inizia una bella camminata ad anello che si immerge in tutta la bellezza naturalistica della Valle Steria. Interessante la visita alla Chiesa di San Bernardo, edificio settecentesco costruito sulle fondamenta medievali dell'antica parrocchia, che ha avuto nel corso delle epoche un ruolo estremamente importante nella ripartizione delle acque, bene molto prezioso per il funzionamento dei frantoi e per l'agricoltura. Dal borgo, si prende il sentiero che conduce al Torrente Cervo, utilizzato per secoli come fonte di energia per il funzionamento dei mulini e dei gumbi (frantoi); oggi, i suoi laghetti offrono frescura ai turisti e ai visitatori nelle calde giornate estive. Il primo di questi è il laghetto del Mulino dove un tempo si affacciavano diversi mulini ad acqua, convertiti nel 700 e nell'800 in frantoi più redditizi. Costeggiato per un breve tratto il corso d'acqua, si prosegue in falso piano fino ad incrociare un affluente del torrente Cervo, il Rio Ausebecco. L'itinerario prosegue in discesa fino alla località Pian Doddo dove si attraversa il torrente Steria, per giungere al suggestivo laghetto del Serpente. La camminata continua percorrendo la mulattiera che porta fino alla strada provinciale e, una volta su questa, l'anello si conclude a Deglio Faraldi.

B
Tra Santi e Oratori

Tovetto

3,2 km

217 m

F

01:15
Il fervore della fede degli abitanti della Valle Steria è ben manifesto nelle chiese e nelle cappelle che essi hanno costruito e conservato nel corso dei secoli. Durante la camminata, non impegnativa, ci si imbatterà in questi luoghi di culto che conservano ancora tutto il loro fascino spirituale. L’itinerario parte dalla frazione di Tovetto, dove si incontra la chiesa di San Sebastiano (XVI secolo), e prosegue scendendo verso valle fino al pilone detto Santo do Causetta. Continuando la discesa si attraversa il torrente del Tovo che un tempo veniva utilizzato per alimentare i gumbi ad acqua che si possono ancora oggi osservare lungo il cammino. Oltre a ciò, sono presenti anche le caratteristiche caselle, che un tempo venivano utilizzate come riparo dai contadini e dai pastori. Si prosegue seguendo il percorso in salita che conduce prima all’oratorio della Madonna della Lea sottana (inferiore) e poi a quello della Lea soprana (superiore): il primo, costruito nel XVII secolo, divenne nel Novecento un magazzino, mentre il secondo fu ristrutturato nel corso del Novecento come laboratorio d’arte. Giunti a Villa Faraldi, ci si addentra nel borgo, dove si può visitare la chiesa di San Lorenzo, il più importante edificio della Valle Steria, nonché un piccolo grande tesoro che custodisce manufatti e affreschi di inestimabile valore. Interessante è anche l’oratorio di Santa Caterina, attivo dal 1580 fino al 1980, quando divenne il laboratorio artistico del noto artista norvegese Fritz Røed, ed è tuttora utilizzato come laboratorio d’arte.

B
Tra Santi e Oratori

Tovetto

3,2 km

217 m

F

01:15
Il fervore della fede degli abitanti della Valle Steria è ben manifesto nelle chiese e nelle cappelle che essi hanno costruito e conservato nel corso dei secoli. Durante la camminata, non impegnativa, ci si imbatterà in questi luoghi di culto che conservano ancora tutto il loro fascino spirituale. L’itinerario parte dalla frazione di Tovetto, dove si incontra la chiesa di San Sebastiano (XVI secolo), e prosegue scendendo verso valle fino al pilone detto Santo do Causetta. Continuando la discesa si attraversa il torrente del Tovo che un tempo veniva utilizzato per alimentare i gumbi ad acqua che si possono ancora oggi osservare lungo il cammino. Oltre a ciò, sono presenti anche le caratteristiche caselle, che un tempo venivano utilizzate come riparo dai contadini e dai pastori. Si prosegue seguendo il percorso in salita che conduce prima all’oratorio della Madonna della Lea sottana (inferiore) e poi a quello della Lea soprana (superiore): il primo, costruito nel XVII secolo, divenne nel Novecento un magazzino, mentre il secondo fu ristrutturato nel corso del Novecento come laboratorio d’arte. Giunti a Villa Faraldi, ci si addentra nel borgo, dove si può visitare la chiesa di San Lorenzo, il più importante edificio della Valle Steria, nonché un piccolo grande tesoro che custodisce manufatti e affreschi di inestimabile valore. Interessante è anche l’oratorio di Santa Caterina, attivo dal 1580 fino al 1980, quando divenne il laboratorio artistico del noto artista norvegese Fritz Røed, ed è tuttora utilizzato come laboratorio d’arte.

C
Via delle trincee

Tovo Faraldi

4.7 km

220 m

F

01:40
Da Tovo Faraldi parte un itinerario alla scoperta di un antico mistero tramandato oralmente da generazioni. Dopo aver visitato il borgo, con il suo museo dell’olio chiamato U Gumbu de Nuccio, la chiesa di Sant’Antonio Abate, di origini cinquecentesche, e l’oratorio di Santa Caterina, costruito nel 1578, si imbocca il sentiero che sale sulle colline. Al termine della salita ci si imbatte nelle rovine della cappella di San Sebastiano e poi, imboccato il bivio verso destra, la fatica è ricompensata da panorami mozzafiato. In corrispondenza del Monte Lago ecco le misteriose trincee napoleoniche, così chiamate dalla popolazione locale: si tratta di una striscia di scaglie di pietra lunga circa 100 metri, con una larghezza variabile dai 3 ai 7 metri, nella quale sono presenti una serie di fossati e muretti a secco. Ancora oggi non si conosce la vera ragione che portò alla loro realizzazione: un mistero anche per gli esperti, poiché non vi sono costruzioni simili nelle zone vicine. Si prosegue fino al Monte Chiappa (541 m s.l.m.) e si inizia a scendere per concludere l’anello del percorso; appena entrati nell’abitato di Tovo Faraldi, si possono visitare la cappella dei Santi Cosma e Damiano, del XVII secolo, e l’antica e suggestiva fontana romana.

C
Via delle trincee

Tovo Faraldi

4.7 km

220 m

F

01:40
Da Tovo Faraldi parte un itinerario alla scoperta di un antico mistero tramandato oralmente da generazioni. Dopo aver visitato il borgo, con il suo museo dell’olio chiamato U Gumbu de Nuccio, la chiesa di Sant’Antonio Abate, di origini cinquecentesche, e l’oratorio di Santa Caterina, costruito nel 1578, si imbocca il sentiero che sale sulle colline. Al termine della salita ci si imbatte nelle rovine della cappella di San Sebastiano e poi, imboccato il bivio verso destra, la fatica è ricompensata da panorami mozzafiato. In corrispondenza del Monte Lago ecco le misteriose trincee napoleoniche, così chiamate dalla popolazione locale: si tratta di una striscia di scaglie di pietra lunga circa 100 metri, con una larghezza variabile dai 3 ai 7 metri, nella quale sono presenti una serie di fossati e muretti a secco. Ancora oggi non si conosce la vera ragione che portò alla loro realizzazione: un mistero anche per gli esperti, poiché non vi sono costruzioni simili nelle zone vicine. Si prosegue fino al Monte Chiappa (541 m s.l.m.) e si inizia a scendere per concludere l’anello del percorso; appena entrati nell’abitato di Tovo Faraldi, si possono visitare la cappella dei Santi Cosma e Damiano, del XVII secolo, e l’antica e suggestiva fontana romana.

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Via delle trincee

Tovo Faraldi

4.7 km

220 m

F

01:40
Da Tovo Faraldi parte un itinerario alla scoperta di un antico mistero tramandato oralmente da generazioni. Dopo aver visitato il borgo, con il suo museo dell’olio chiamato U Gumbu de Nuccio, la chiesa di Sant’Antonio Abate, di origini cinquecentesche, e l’oratorio di Santa Caterina, costruito nel 1578, si imbocca il sentiero che sale sulle colline. Al termine della salita ci si imbatte nelle rovine della cappella di San Sebastiano e poi, imboccato il bivio verso destra, la fatica è ricompensata da panorami mozzafiato. In corrispondenza del Monte Lago ecco le misteriose trincee napoleoniche, così chiamate dalla popolazione locale: si tratta di una striscia di scaglie di pietra lunga circa 100 metri, con una larghezza variabile dai 3 ai 7 metri, nella quale sono presenti una serie di fossati e muretti a secco. Ancora oggi non si conosce la vera ragione che portò alla loro realizzazione: un mistero anche per gli esperti, poiché non vi sono costruzioni simili nelle zone vicine. Si prosegue fino al Monte Chiappa (541 m s.l.m.) e si inizia a scendere per concludere l’anello del percorso; appena entrati nell’abitato di Tovo Faraldi, si possono visitare la cappella dei Santi Cosma e Damiano, del XVII secolo, e l’antica e suggestiva fontana romana.

D
Via della transumanza

Villa Faraldi

6 km

300 m

M

02:15
Fin dai tempi più antichi, già nel Neolitico, i pastori praticavano la transumanza: la migrazione stagionale del bestiame verso luoghi con condizioni climatiche più favorevoli, capaci di garantire un foraggio migliore. Questo itinerario farà rivivere al visitatore gli antichi cammini che conducevano all’alpeggio: su questi sentieri si respira ancora la fatica dei pastori e degli animali, ben ricompensata dai lussureggianti pascoli. Il cammino parte dal borgo di Villa Faraldi in direzione del Pizzo Aguzzo. A circa metà della salita, come i pastori un tempo, si può sostare per riprendere fiato davanti all’oratorio di San Bernardo, costruito a metà Seicento e utilizzato poi come ricovero per il bestiame dopo la ripida ascesa. Raggiunta la sommità del sentiero, si prosegue verso destra in direzione del Monte Bandia (565 m s.l.m.). Da qui il verde della Valle Steria sembra tuffarsi nell’azzurro del mare. Le numerose piante spontanee autoctone, in particolare le orchidee, insieme a specie animali rare e a rischio di estinzione, come la lucertola ocellata e la poiana, accompagnano l’escursionista lungo il percorso. Raggiunta la cappella di San Sebastiano, si imbocca la mulattiera che conduce a Tovo Faraldi e, da qui, si prosegue fino alla frazione di Tovetto; tra la vegetazione fanno capolino le caselle, ovvero costruzioni strettamente connesse alle attività agropastorali che offrivano riparo ai pastori. Il suggestivo anello della transumanza si conclude a Villa Faraldi e, come direbbe Gabriele D’Annunzio: «Andiamo. È tempo di migrare».

D
Via della transumanza

Villa Faraldi

6 km

300 m

M

02:15
Fin dai tempi più antichi, già nel Neolitico, i pastori praticavano la transumanza: la migrazione stagionale del bestiame verso luoghi con condizioni climatiche più favorevoli, capaci di garantire un foraggio migliore. Questo itinerario farà rivivere al visitatore gli antichi cammini che conducevano all’alpeggio: su questi sentieri si respira ancora la fatica dei pastori e degli animali, ben ricompensata dai lussureggianti pascoli. Il cammino parte dal borgo di Villa Faraldi in direzione del Pizzo Aguzzo. A circa metà della salita, come i pastori un tempo, si può sostare per riprendere fiato davanti all’oratorio di San Bernardo, costruito a metà Seicento e utilizzato poi come ricovero per il bestiame dopo la ripida ascesa. Raggiunta la sommità del sentiero, si prosegue verso destra in direzione del Monte Bandia (565 m s.l.m.). Da qui il verde della Valle Steria sembra tuffarsi nell’azzurro del mare. Le numerose piante spontanee autoctone, in particolare le orchidee, insieme a specie animali rare e a rischio di estinzione, come la lucertola ocellata e la poiana, accompagnano l’escursionista lungo il percorso. Raggiunta la cappella di San Sebastiano, si imbocca la mulattiera che conduce a Tovo Faraldi e, da qui, si prosegue fino alla frazione di Tovetto; tra la vegetazione fanno capolino le caselle, ovvero costruzioni strettamente connesse alle attività agropastorali che offrivano riparo ai pastori. Il suggestivo anello della transumanza si conclude a Villa Faraldi e, come direbbe Gabriele D’Annunzio: «Andiamo. È tempo di migrare».

D
Via della transumanza

Villa Faraldi

6 km

300 m

M

02:15
Fin dai tempi più antichi, già nel Neolitico, i pastori praticavano la transumanza: la migrazione stagionale del bestiame verso luoghi con condizioni climatiche più favorevoli, capaci di garantire un foraggio migliore. Questo itinerario farà rivivere al visitatore gli antichi cammini che conducevano all’alpeggio: su questi sentieri si respira ancora la fatica dei pastori e degli animali, ben ricompensata dai lussureggianti pascoli. Il cammino parte dal borgo di Villa Faraldi in direzione del Pizzo Aguzzo. A circa metà della salita, come i pastori un tempo, si può sostare per riprendere fiato davanti all’oratorio di San Bernardo, costruito a metà Seicento e utilizzato poi come ricovero per il bestiame dopo la ripida ascesa. Raggiunta la sommità del sentiero, si prosegue verso destra in direzione del Monte Bandia (565 m s.l.m.). Da qui il verde della Valle Steria sembra tuffarsi nell’azzurro del mare. Le numerose piante spontanee autoctone, in particolare le orchidee, insieme a specie animali rare e a rischio di estinzione, come la lucertola ocellata e la poiana, accompagnano l’escursionista lungo il percorso. Raggiunta la cappella di San Sebastiano, si imbocca la mulattiera che conduce a Tovo Faraldi e, da qui, si prosegue fino alla frazione di Tovetto; tra la vegetazione fanno capolino le caselle, ovvero costruzioni strettamente connesse alle attività agropastorali che offrivano riparo ai pastori. Il suggestivo anello della transumanza si conclude a Villa Faraldi e, come direbbe Gabriele D’Annunzio: «Andiamo. È tempo di migrare».

E
Monte Mezzogiorno

Deglio Faraldi

10 km

485 m

M

03:40
Dal borgo di Deglio Faraldi parte un itinerario green che si snoda tra le dolci colline della valle. Dopo aver visitato la chiesa di San Bernardo, eretta in epoca settecentesca e che, come parrocchia, ha avuto nei secoli un ruolo importantissimo nella gestione delle acque della valle, si imbocca il sentiero che sale in altura in direzione del Monte Mezzogiorno (767 m s.l.m.). Lungo il percorso si possono osservare le tipiche caselle, costruzioni in pietra a secco dalla caratteristica forma a cupola, dove contadini e pastori trovavano ristoro e riparo dalle intemperie, anche in località lontane dai centri abitati. L’intero itinerario si configura come un balcone panoramico dal quale si possono ammirare le valli circostanti e, nelle giornate più limpide, persino le coste della Corsica. Il visitatore è completamente immerso nella natura, tra profumi, suoni e colori. Con un po’ di fortuna è possibile incontrare specie animali protette che vivono in queste zone, come la lucertola ocellata e la poiana, mentre numerose e variopinte orchidee selvatiche punteggiano i prati. Il percorso si mantiene in cresta fino al Monte Aguzzo, dove poco più avanti inizia la discesa che conduce a Villa Faraldi. Lungo la mulattiera si possono osservare le rovine di San Bernardo. Dopo aver visitato il borgo, si prende il sentiero che attraversa il bosco e gli uliveti per fare ritorno a Deglio Faraldi.

E
Monte Mezzogiorno

Deglio Faraldi

10 km

485 m

M

03:40
Dal borgo di Deglio Faraldi parte un itinerario green che si snoda tra le dolci colline della valle. Dopo aver visitato la chiesa di San Bernardo, eretta in epoca settecentesca e che, come parrocchia, ha avuto nei secoli un ruolo importantissimo nella gestione delle acque della valle, si imbocca il sentiero che sale in altura in direzione del Monte Mezzogiorno (767 m s.l.m.). Lungo il percorso si possono osservare le tipiche caselle, costruzioni in pietra a secco dalla caratteristica forma a cupola, dove contadini e pastori trovavano ristoro e riparo dalle intemperie, anche in località lontane dai centri abitati. L’intero itinerario si configura come un balcone panoramico dal quale si possono ammirare le valli circostanti e, nelle giornate più limpide, persino le coste della Corsica. Il visitatore è completamente immerso nella natura, tra profumi, suoni e colori. Con un po’ di fortuna è possibile incontrare specie animali protette che vivono in queste zone, come la lucertola ocellata e la poiana, mentre numerose e variopinte orchidee selvatiche punteggiano i prati. Il percorso si mantiene in cresta fino al Monte Aguzzo, dove poco più avanti inizia la discesa che conduce a Villa Faraldi. Lungo la mulattiera si possono osservare le rovine di San Bernardo. Dopo aver visitato il borgo, si prende il sentiero che attraversa il bosco e gli uliveti per fare ritorno a Deglio Faraldi.

F
Mulattiera Sant'Antunin

Tovo Faraldi

1,2 km

128 m

F

00:40
Sant'Antonio di Padova è sempre stato molto amato e venerato nella Valle Steria e lo dimostra il fatto che in molte chiese e cappelle vi sono raffigurazioni o dediche al Santo. La storia di Sant'Antonio racconta che fu un grande intercessore di Dio ed è conosciuto, per questo, come il "Santo dei miracoli". Da Tovo Faraldi parte una mulattiera dedicatagli, che un tempo collegava il borgo a San Bartolomeo al Mare: la mulattiera di Sant'Antunin. All'inizio di questa strada si trova una zona pic-nic dove sostare e godersi un buon pranzo circondati dalla tranquillità della natura. Scendendo la via ci si imbatte in una croce di legno, l'unica rimasta di un antico percorso religioso. Proseguendo la passeggiata verso valle, si raggiunge l'Oratorio di Sant'Antunin, la cui cappella fu costruita a metà Seicento in segno della devozione della popolazione al Santo. All'origine, era presente solo la parte della cappella ed un piccolo campanile mentre, nel corso dei secoli, fu aggiunto un portico destinato a dare riparo ai fedeli e ai pellegrini. L'interno dell'edificio si presenta ben decorato e conservato e, ancora oggi, il 13 giugno di ogni anno ci celebra la messa in onore del Santo.

F
Mulattiera Sant'Antunin

Tovo Faraldi

1,2 km

128 m

F

00:40
Sant'Antonio di Padova è sempre stato molto amato e venerato nella Valle Steria e lo dimostra il fatto che in molte chiese e cappelle vi sono raffigurazioni o dediche al Santo. La storia di Sant'Antonio racconta che fu un grande intercessore di Dio ed è conosciuto, per questo, come il "Santo dei miracoli". Da Tovo Faraldi parte una mulattiera dedicatagli, che un tempo collegava il borgo a San Bartolomeo al Mare: la mulattiera di Sant'Antunin. All'inizio di questa strada si trova una zona pic-nic dove sostare e godersi un buon pranzo circondati dalla tranquillità della natura. Scendendo la via ci si imbatte in una croce di legno, l'unica rimasta di un antico percorso religioso. Proseguendo la passeggiata verso valle, si raggiunge l'Oratorio di Sant'Antunin, la cui cappella fu costruita a metà Seicento in segno della devozione della popolazione al Santo. All'origine, era presente solo la parte della cappella ed un piccolo campanile mentre, nel corso dei secoli, fu aggiunto un portico destinato a dare riparo ai fedeli e ai pellegrini. L'interno dell'edificio si presenta ben decorato e conservato e, ancora oggi, il 13 giugno di ogni anno ci celebra la messa in onore del Santo.

F
Mulattiera Sant'Antunin

Tovo Faraldi

1,2 km

128 m

F

00:40
Sant'Antonio di Padova è sempre stato molto amato e venerato nella Valle Steria e lo dimostra il fatto che in molte chiese e cappelle vi sono raffigurazioni o dediche al Santo. La storia di Sant'Antonio racconta che fu un grande intercessore di Dio ed è conosciuto, per questo, come il "Santo dei miracoli". Da Tovo Faraldi parte una mulattiera dedicatagli, che un tempo collegava il borgo a San Bartolomeo al Mare: la mulattiera di Sant'Antunin. All'inizio di questa strada si trova una zona pic-nic dove sostare e godersi un buon pranzo circondati dalla tranquillità della natura. Scendendo la via ci si imbatte in una croce di legno, l'unica rimasta di un antico percorso religioso. Proseguendo la passeggiata verso valle, si raggiunge l'Oratorio di Sant'Antunin, la cui cappella fu costruita a metà Seicento in segno della devozione della popolazione al Santo. All'origine, era presente solo la parte della cappella ed un piccolo campanile mentre, nel corso dei secoli, fu aggiunto un portico destinato a dare riparo ai fedeli e ai pellegrini. L'interno dell'edificio si presenta ben decorato e conservato e, ancora oggi, il 13 giugno di ogni anno ci celebra la messa in onore del Santo.

H
Anello della sorba

Riva Faraldi

3.2 km

210 m

F

01:15
Dalla frazione di Riva Faraldi parte un itinerario estremamente interessante. Una volta entrati nel borgo si può visitare la Cappella di San Rocco che fu costruita dalla popolazione locale a metà del 1800 come segno di riconoscenza per averla risparmiata dalla pandemia del colera. Addentrandosi nel paese, ci si imbatte nell'imponente Chiesa della Trasfigurazione eretta sulle fondamenta cinquecentesche di San Salvatore. Riva Faraldi è caratterizzata, come suggerisce il nome, dalla grande quantità d'acqua che ha permesso nei secoli l'edificazione e lo sviluppo dei suggestivi gumbi ad acqua, ovvero di frantoi che sfruttavano la forza idraulica grazie all'utilizzo di grandi ruote in legno, alcune delle quali ancora oggi visibili. Oltrepassando il fiume attraverso il ponte romano, si accede alla zona chiamata ina Sorba dal quale prende il nome questa passeggiata. Salendo lungo il cammino si incontra il pilone del marinaio, che la leggenda dice fu costruito da un marinaio-contadino che avendo nostalgia della sua terra e volendo scorgerla dal mare, faceva accendere un fuoco alla moglie, la quale, in questo modo, gli ricordava il suo amore. Poco più avanti ecco una costruzione estremamente rara: una casella in pietra a secco su due piani, riparo temporaneo per i contadini sopra, e per le bestie al piano inferiore. Proseguendo e attraversando il fiume si ritorna a Riva Faraldi e si può visitare, poco prima di entrare nel borgo, l'Oratorio di San Martino, eretto a fine Ottocento. Posto tra gli ulivi, l'edificio fu costruito dopo il devastante terremoto del 1887, in sostituzione del precedente che risaliva alla metà del Settecento. Ad unica navata, molto semplice tanto all'esterno quanto all'interno, ha un unico altare in stucco bianco e al suo interno conserva la statua processionale di San Martino in abiti vescovili.

H
Anello della sorba

Riva Faraldi

3.2 km

210 m

F

01:15
Dalla frazione di Riva Faraldi parte un itinerario estremamente interessante. Una volta entrati nel borgo si può visitare la Cappella di San Rocco che fu costruita dalla popolazione locale a metà del 1800 come segno di riconoscenza per averla risparmiata dalla pandemia del colera. Addentrandosi nel paese, ci si imbatte nell'imponente Chiesa della Trasfigurazione eretta sulle fondamenta cinquecentesche di San Salvatore. Riva Faraldi è caratterizzata, come suggerisce il nome, dalla grande quantità d'acqua che ha permesso nei secoli l'edificazione e lo sviluppo dei suggestivi gumbi ad acqua, ovvero di frantoi che sfruttavano la forza idraulica grazie all'utilizzo di grandi ruote in legno, alcune delle quali ancora oggi visibili. Oltrepassando il fiume attraverso il ponte romano, si accede alla zona chiamata ina Sorba dal quale prende il nome questa passeggiata. Salendo lungo il cammino si incontra il pilone del marinaio, che la leggenda dice fu costruito da un marinaio-contadino che avendo nostalgia della sua terra e volendo scorgerla dal mare, faceva accendere un fuoco alla moglie, la quale, in questo modo, gli ricordava il suo amore. Poco più avanti ecco una costruzione estremamente rara: una casella in pietra a secco su due piani, riparo temporaneo per i contadini sopra, e per le bestie al piano inferiore. Proseguendo e attraversando il fiume si ritorna a Riva Faraldi e si può visitare, poco prima di entrare nel borgo, l'Oratorio di San Martino, eretto a fine Ottocento. Posto tra gli ulivi, l'edificio fu costruito dopo il devastante terremoto del 1887, in sostituzione del precedente che risaliva alla metà del Settecento. Ad unica navata, molto semplice tanto all'esterno quanto all'interno, ha un unico altare in stucco bianco e al suo interno conserva la statua processionale di San Martino in abiti vescovili.

H
Anello della sorba

Riva Faraldi

3.2 km

210 m

F

01:15
Dalla frazione di Riva Faraldi parte un itinerario estremamente interessante. Una volta entrati nel borgo si può visitare la Cappella di San Rocco che fu costruita dalla popolazione locale a metà del 1800 come segno di riconoscenza per averla risparmiata dalla pandemia del colera. Addentrandosi nel paese, ci si imbatte nell'imponente Chiesa della Trasfigurazione eretta sulle fondamenta cinquecentesche di San Salvatore. Riva Faraldi è caratterizzata, come suggerisce il nome, dalla grande quantità d'acqua che ha permesso nei secoli l'edificazione e lo sviluppo dei suggestivi gumbi ad acqua, ovvero di frantoi che sfruttavano la forza idraulica grazie all'utilizzo di grandi ruote in legno, alcune delle quali ancora oggi visibili. Oltrepassando il fiume attraverso il ponte romano, si accede alla zona chiamata ina Sorba dal quale prende il nome questa passeggiata. Salendo lungo il cammino si incontra il pilone del marinaio, che la leggenda dice fu costruito da un marinaio-contadino che avendo nostalgia della sua terra e volendo scorgerla dal mare, faceva accendere un fuoco alla moglie, la quale, in questo modo, gli ricordava il suo amore. Poco più avanti ecco una costruzione estremamente rara: una casella in pietra a secco su due piani, riparo temporaneo per i contadini sopra, e per le bestie al piano inferiore. Proseguendo e attraversando il fiume si ritorna a Riva Faraldi e si può visitare, poco prima di entrare nel borgo, l'Oratorio di San Martino, eretto a fine Ottocento. Posto tra gli ulivi, l'edificio fu costruito dopo il devastante terremoto del 1887, in sostituzione del precedente che risaliva alla metà del Settecento. Ad unica navata, molto semplice tanto all'esterno quanto all'interno, ha un unico altare in stucco bianco e al suo interno conserva la statua processionale di San Martino in abiti vescovili.

G
La via dei gumbi
L'elemento che ci sorprenderà visitando la Valle Steria è la vastità degli uliveti; gli alberi di ulivo, con le loro sfumature grigiastre, ammantano tutto il paesaggio rendendolo unico e particolare. La Via dei Gumbi attraversa questo mondo dove si respira la fatica dell'uomo ma anche il suo frutto: l'olio. Partendo da Riva Faraldi ci si immerge in quel mondo contadino dove, qualche secolo fa, l'olivicoltura era all'apice dell'economia. Il borgo è ricco di antichi frantoi che prendono il nome in dialetto di gumbo; se ne possono ammirare decine lungo il percorso con le loro caratteristiche ruote dette roasse. È emozionante camminare in mezzo agli uliveti e poi d'un tratto incontrare i suggestivi borghi di Deglio Faraldi e Villa Faraldi, ricchi di monumenti e luoghi di interesse artistico e culturale. Continuando l'itinerario in direzione Tovetto, si possono osservare non solo gli antichi frantoi, ma anche cappelle e le tipiche caselle dove trovavano riparo i contadini durante le loro attività. Il viaggio si conclude a Tovo Faraldi dove, oltre alle bellezze locali, è presente U Gumbu de Nuccio, l'interessante museo dell'olio, che fornisce un chiaro esempio del funzionamento di un antico frantoio per la produzione dell'olio extra vergine di oliva

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La via dei gumbi
L'elemento che ci sorprenderà visitando la Valle Steria è la vastità degli uliveti; gli alberi di ulivo, con le loro sfumature grigiastre, ammantano tutto il paesaggio rendendolo unico e particolare. La Via dei Gumbi attraversa questo mondo dove si respira la fatica dell'uomo ma anche il suo frutto: l'olio. Partendo da Riva Faraldi ci si immerge in quel mondo contadino dove, qualche secolo fa, l'olivicoltura era all'apice dell'economia. Il borgo è ricco di antichi frantoi che prendono il nome in dialetto di gumbo; se ne possono ammirare decine lungo il percorso con le loro caratteristiche ruote dette roasse. È emozionante camminare in mezzo agli uliveti e poi d'un tratto incontrare i suggestivi borghi di Deglio Faraldi e Villa Faraldi, ricchi di monumenti e luoghi di interesse artistico e culturale. Continuando l'itinerario in direzione Tovetto, si possono osservare non solo gli antichi frantoi, ma anche cappelle e le tipiche caselle dove trovavano riparo i contadini durante le loro attività. Il viaggio si conclude a Tovo Faraldi dove, oltre alle bellezze locali, è presente U Gumbu de Nuccio, l'interessante museo dell'olio, che fornisce un chiaro esempio del funzionamento di un antico frantoio per la produzione dell'olio extra vergine di oliva



Un territorio vive quando la sua storia continua a essere raccontata.
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